Tokyo Connection

Come visitare Tokyo in 4 giorni

10 maggio 2021 - Gerry Filippi - 14 Min


Non puoi iniziare un viaggio in una nazione se non partendo dalla sua città più rappresentativa, cioè Tokyo. La mia prima esperienza con il Giappone inizia un po’ per caso, perché ho trovato un volo molto conveniente, un po’ perché dopo anni in cui mi negavo la possibilità di visitare questo paese, perché lo ritenevo pieno di contraddizioni non spiegabili, finalmente ho deciso di partire per verificare di persona le mie conoscenze sulla destinazione. Prima fra tutte le contraddizioni, a mio parere, la differenza d’impatto, nella mia mente, tra quel gran numero di grattacieli da un lato e quelli che io chiamavo “loculi”, cioè i capsule hotel, organizzatissimi ed economici, dall’altro. Seconda, e per il mio essere italiano assolutamente inimmaginabile, una popolazione di oltre 130 milioni di abitanti perfettamente ordinati e con un senso civico votato al rispetto. Sulla base della mia esperienza posso senza dubbio affermare che Tokyo vale New York, cioè si può andare nella capitale giapponese senza visitare l’intera nazione, così come dal lato opposto del mondo si fa con la città che non dorme mai!

Iniziamo per gradi…

Potendo, credo sia importante arrivare in città godendo ancora della luce del sole. Nel mio caso sono arrivato sempre in orari diurni e ciò mi ha permesso di avere un primo sguardo sulla città dall’alto per coglierne l’immensità. Un agglomerato definito il più popoloso al mondo e che mi ha dato immediatamente l’idea di una città alla <<blade runner>>, un paesaggio metropolitano fatto di incroci ordinati, di km di cemento e verticali di acciaio. E tanta tanta pioggia. In realtà, la pioggia è una costante solo di alcune stagioni del Giappone e tutte le volte che ci sono tornato (sempre sul finire di ottobre perché lo ritengo uno dei periodi migliori per varie ragioni che spiegherò), la pioggia è stata solo una flebile comparsa.


COME RAGGIUNGERE LA CITTA'

Il primo vero incontro con Tokyo lo si ha con il suo aeroporto principale, quello di Narita. A discapito dei suoi soli due terminal, la grandezza degli stessi è impressionante, tant’è che ho impiegato sempre almeno un’ora e mezza per ritornare all’aria aperta in pieno territorio giapponese. La prima volta prendiamo il NEX ( Narita Express) cioè il collegamento moderno con il centro della città, che in un’ora e sole 3 fermate ti porta alla Tokyo Central station, la principale del paese, da cui partono i tanto ammirati e decantati treni proiettile ad altissima velocità, gli shinkansen. Ci sono altri modi per raggiungere il centro della città: uno è il Limousine Bus, che può anche essere più interessante rispetto al NEX perchè può avvicinare con più facilità alla destinazione, senza dover prendere necessariamente un altro mezzo per arrivare in hotel; l'altro è il trasferimento privato, ma è decisamente più costoso. Esistono anche altre linee ferroviarie che effettuano il servizio, ma hanno lo svantaggio di effettuare molte fermate e cambi di linea.



Beh la prima impressione, uscendo dal vagone e girovagando per la stazione, non è proprio stata quella di un senso dell’ordine maniacale: un classico via vai, educato sì, ma come quello che   si trova in una qualsiasi metropoli della terra. Dal momento che la prima volta ho scelto di soggiornare nel quartiere di Akasaka, perché lo ritenevo intermedio tra ciò che avrei voluto vedere in città, per arrivare in hotel prendiamo un taxi e lì già iniziamo a capire che qualcosa in questa nazione mi avrebbe sconvolto: portiere  che si aprono autonomamente e tassisti in livrea con guanti  e merletti bianchi a coprire i sedili ed il poggiatesta. Come entrare a casa di un’anziana signora, gelosa del suo arredamento d’annata!

Ben più sconvolgente è stata la seconda volta che ho messo piede a Tokyo quando, sempre dalla Tokyo central, con alcuni amici con i quali soggiornavamo nel quartiere di Minato, nei pressi della fermata metro Shiodome, sbagliamo uscita dalla stazione e siamo costretti a chiedere aiuto ai locals. Una cosa che è doveroso sottolineare è l’estrema gentilezza del giapponese medio. Faccia un po’ disorientata al momento di una qualsiasi richiesta, ma poi grandi sorrisi e disponibilità. Occorre solo fare attenzione a chi si chiede aiuto ed informazioni. In quell’occasione abbiamo fermato una coppia di ragazzi che ancora aveva addosso l’odore di alcool ma che, nonostante ciò, con traduttore e navigatore alla mano, ci accompagna fin all’ingresso dell’hotel. Ma la cosa più strana è stata che, nel mentre ci dirigevamo verso l’hotel, e questa coppia, con il loro inglese sgangherato, faceva sempre più domande socializzando ogni secondo di più fino a prenderci sotto braccio ( fatto questo molto inusuale per la loro cultura), non so se per reggersi meglio in piedi o altro, ad un incrocio con semaforo rosso per i pedoni, siamo sorvolati da uno stormo di piccioni che si fermano al nostro fianco e, incredibile a dirsi ma,  credetemi, ancor più a vedersi, allo scattare del verde attraversa con incedere “paperesco” e si dirige sul lato opposto della strada. Noi eravamo sconvolti, non potevamo credere ai nostri occhi.  Ordine anche nel mondo animale. E lì anche i miei amici capiscono che non sarebbe stato un viaggio come gli altri.


QUARTIERE DOPO QUARTIERE

Schematicamente si può seguire quest’ordine nella visita della città

     

       1.      Asakusa ed il tempio Senso-ji (diurno)

       2.      Ueno ed il suo parco ed il museo nazionale di Tokyo (diurno)

       3.      Shinjuku per la visita  del palazzo del governo metropolitano, Kabukicho e Golden Gai (serale)

       4.      Yoyogi park, Harajuku e Takeshita street (diurno)

       5.      Shibuya ( serale)

       6.      Akihabara e Ginza (diurno)

       7.      Odaiba (prevalentemente tardo pomeriggio)

       8.      Mitaka (diurno)

 

A dispetto della sua grandezza, Tokyo offre un’estrema facilità negli  spostamenti, perché l’enorme rete metropolitana, gestita da due società, cioè la Tokyo metro e la Toei, permette di raggiungere in tempi ridotti ogni punto della città, anche la periferia, grazie alla puntualità ed efficienza dei suoi convogli. Cosa che non accade, per esempio, con la seppure enorme metro di Londra ma, a mio parere, non altrettanto efficiente. A rendere tutto molto più semplice, per un turista soprattutto, la Yamanote Line, cioè la linea circolare della Japan Rail, che con le sue trenta stazioni permette di recuperare il filo di Arianna, in qualunque punto della città si sia perso, sfruttando l’interconnessione con le altre linee.




Se vi state chiedendo se il mito dei “buttadentro” sia vero, posso confermarlo. In Giappone non esistono i buttafuori, bensì i buttadentro, ovvero personale pagato dalle società che gestiscono le metro per, letteralmente, buttare dentro i vagoni le persone in fila durante gli orari di punta.

Credo che il concetto di “stipati come le sardine” sia nato proprio prendendo spunto da quanto visto a Tokyo.

Non ci crederete, ma ho visto gente sollevata da terra, sospesa tra la folla, per quante persone erano pressate all’interno.


COSA VEDERE IL GIORNO 1

Solitamente la distribuzione delle visite dipende molto dal momento della giornata in cu si arriva a Tokyo, da che ora si raggiunge l’hotel e dalla stanchezza del viaggiatore. Anche se la voglia di mettersi a girovagare è sempre altissima, e la curiosità, spesso, supera le difficoltà della lunghezza del viaggio.


IL QUARTIERE DI ASAKUSA

Secondo il mio personale gusto, credo che una visita oculata della città possa partire, senza dubbio, dal quartiere storico di Asakusa. Sicuramente, grazie alla presenza del tempio Senso-ji, uno dei più frequentati della città, è anche uno dei quartieri in cui la presenza turistica è più forte. Uscendo dalla fermata metro di Asakusa,  basta svoltare a destra e seguire il flusso fino alla grande lanterna rossa della Kaminarimon gate, da cui si accede alla Nakamise street, la stretta e affollata strada piena di negozi di souvenir che introduce al tempio. Che sia un tempio molto frequentato lo si capisce anche dall’intenso profumo di incensi che pervade l’aria.

Due sono le cose che contrastano in questo posto sacro: il verticalismo della Tokyo Sky Tree che si staglia a circa 650m da terra alle spalle del tempio, ed il grazioso giardino accanto con laghetti pieni di carpe e siepi curatissime. Non è difficile fare incontri con gruppi di piccoli studenti con le loro divise blu o nere che vengono in visita al tempio e sostano nel parco sgranocchiando qualcosa di dolce, alla soia o al riso.


Non molto distante da Asakusa c’è il quartiere di Ueno, direttamente di fronte alla stazione omonima, il cui punto nevralgico è rappresentato dall’enorme parco (occupato per metà da un lago) che ospita numerosi musei, come quello di scienze, quello d’arte occidentale, il metropolitan, oltre ad un tempio buddista ed allo zoo. L’atmosfera che si respira in questo parco è molto piacevole e per un turista può essere un toccasana per recuperare le energie e proseguire con le visite.

Anche qui di cose strane ne accadono. Avete presente la sensazione, spero di no per voi, di una vibrazione forte sotto i piedi, quasi come una scossa di terremoto o come quando in metro sta per arrivare un convoglio?

Ci troviamo dal versante opposto dello stagno, così lo definiscono, quando iniziamo ad avvertire queste vibrazioni senza capire cosa sia. All’improvviso vediamo entrare nel parco un’orda non barbarica, ma composta, di persone armate di cellulare e pokemon go che come uno sciame erano alla ricerca spasmodica del raro esemplare che era stato avvistato nel parco e quindi tutti pronti ad accaparrarselo.

Pura follia direte, soprattutto perché si trattava non solo di ragazzini, ma di gente di ogni ordine grado sociale. Uomini in abito da lavoro, colletti bianchi, e studenti in tuta e scarpe da  ginnastica.

 La passione dei giapponesi per manga e anime è nota a noi occidentali, ma mai avrei pensato di trovarmi di fronte ad una scena simile.



SHINJUKU

 La sera è il regno incontrastato del quartiere di Shinjuku, e le sue appendici famose come  Golden Gai e Kabukicho. Oltre ad essere lo snodo ferroviario più trafficato al mondo, e la  sua enorme stazione a più livelli ne è la prova, tutta l’area ha i requisiti giusti per suscitare in un turista stupore e meraviglia.

 Arrivando sul tardo pomeriggio in stazione e prendendo l’uscita ovest, dopo 4 isolati si trova il palazzo del governo metropolitano di Tokyo, che dall’alto delle sue due torri permette di godere di una straordinaria vista sullo skyline della città, che al tramonto è ancora più bello, perché se la giornata lo permette ed il cielo è limpido si può avere la fortuna di avvistare sullo sfondo la sagoma del monte Fuji, in tutta la sua iconica bellezza. Ritornando nel quartiere, ed addentrandovi nella via della perdizione rappresentata da Kabukicho, cioè il quartiere a luci rosse, con sale da gioco, i “pachinko”, i love hotel ( alberghi tematici ad ore) e numerosi night club, non dimenticate di alzare lo sguardo al lato dell’hotel Gracery: la testa di Godzilla vi attende con il suo sguardo illuminato e minaccioso. Io preferisco perdermi nelle viuzze di Golden Gai, un quadrilatero piccolissimo ma traboccante di micro bar dove il massimo della capienza è di 5 persone, compresa band con strumenti al seguito, ma gli incontri che si possono avere, specie con i gestori di questi locali, sono certamente ciò che di più autentico questa città sa offrire. In realtà ricordano molto i bar frequentati dai protagonisti dei romanzi di Murakami, celebre autore contemporaneo giapponese che dagli anni 70 ad oggi ha saputo raccontare dettagliatamente lo stile Tokyo.



COSA VEDERE NEL GIORNO 2

Proseguendo, vorrei segnalare Akihabara, il quartiere dell’elettronica, ma soprattutto il quartiere mecca per gli appassionati di Manga e Anime. Qui infatti le decine di negozi attrezzati per la vendita di action figure, le statuine che riproducono gli eroi di tutti i più famosi manga giapponesi, fanno la felicità per ogni collezionista del settore: i prezzi a volte raggiungono cifre da capogiro!

Nella stessa mattinata consiglio anche di fare un salta in uno dei numerosi Maid Café, queste caffetterie particolari dove delle cameriere in abiti vittoriani vi inviteranno ad entrare per consumare pasti, prendendosi cura di voi con uno stile che rispecchia sempre il tema del cafe’ stesso. Certo un’esperienza inconsueta, come altrettanto inconsueto può essere quella di entrare in un neko Café, le caffetterie animate da gatti ( neko in giapponese significa proprio gatto) che sono liberi di scorrazzare tra i clienti o poltrire su divani e cuscini in attesa che un cliente di passaggio possa coccolarli con una carezza o uno spuntino.


Da Akihabara a Ginza sono 16 min della Hibiya line, la linea argento, che porta dal mondo fantastico dei manga al fantastico mondo del lusso. Una fifth avenue, ma con un eccesso di ricchezza che sembra più godere dei riflessi dei fasti del passato, anche se un pomeriggio di shopping d’alto livello, anche solo passando il tempo ad ammirare le vetrine, non guasta. Da consigliare invece il palazzo della Shiseido, il più importante brand di cosmesi giapponese, uno dei più noti al mondo, dove un’esposizione permanente spiega, anche tramite l’utilizzo della realtà virtuale, i processi produttivi che accompagnano la realizzazione di alcuni loro prodotti, dalla raccolta del fuscello di canapa, per esempio, all’uso dell’acqua e a come le vibrazioni possano provocare effetti diversi sulla buona riuscita del prodotto stesso. Il tutto in una cornice di eleganza e pulizia tipicamente giapponese.


 SHIBUYA

Facendo un saldo a Shibuya, invece, ricordo sempre con piacere l’incredibile sensazione che si prova ad attraversare il celeberrimo Shibuya crossing, l’incrocio pedonale più frequentato della terra. Ci vado sempre durante Halloween( uno dei motivi per cui l’autunno è un ottimo periodo) che pur non essendo una festa di tradizione nipponica, come per noi, ha comunque trovato modo di farsi spazio tra i giovani giapponesi che del travestirsi avevano già fatto un arte grazie ai cosplayers di Harajuku. Muoversi tra uno spiderman ed un power ranger o trovarsi di fronte a gruppi di ragazzi con i volti totalmente stravolti da maschere o trucco degni dei più esperti make-up artist, non è proprio da tutti i giorni. Bello vedere che il gusto dell’orrido e del truculento sia diventato un must, specie dopo le ondate di pseudo-horror movie provenienti proprio da Korea e Giappone. In ogni caso è una festa e tutto rimane come tale, tranne che per decine di migliaia di persone che brulicano in ogni direzione, spesso devastate dall’alcool. La famosa statua del cane Hachiko, eroe giapponese reso noto dal film con Richard Gere, non diventa che una base per lattine e bottiglie, prontamente rimosse il mattino successivo dal servizio urbano di pulizia che, come tutti gli altri servizi, è impeccabile.

La città infatti è splendente e pulitissima nonostante sia una megalopoli con quasi 38 milioni di abitanti nel suo agglomerato.

    

     COSA VEDERE NEL GIORNO 3

 

Se avete intenzione di fare lunghe passeggiate, il parco Yoyogi è sicuramente il luogo ideale. Questo enorme giardino nel cuore della città rappresenta un po’ quello che per i Newyorkesi è central park. Un luogo di svago, il posto giusto dove allestire piccoli mercati e fiere, ma anche la sede del santuario scintoista Meiji Jingu, che pur non essendo antico, festeggia infatti i 100 anni quest’anno, spesso viene scelto per celebrare cerimonie private o pubbliche, attirando centinaia di fedeli. Il bosco del santuario Meiji Jingu è molto vasto e si estende tra Shinjuku e Shibuya. La strada che lo attraversa e conduce al santuario non è asfaltata e percorrerla fa dimenticare di essere in uno dei quartieri più affollati di Tokyo.

Dal lato est del parco si apre il quartiere di Harajuku, famoso perchè almeno una volta a settimana diventa il raduno dei cos player. Si tratta di gente che adora letterlamente vestirsi e truccarsi come i personaggi del Manga preferito piuttosto che di un famoso attore giapponese o hollywoodiano.


Da Harajuku parte, proprio di fronte alla stazione, la Takeshita Dori, la via dello shopping giovane di Tokyo, ricca di piccoli negozi e grandi catene, dove sicuramente è possibile fare acquisti più autentici, meno scontati e più particolari.


COSA VEDERE NEL GIORNO 4

Ultime due chicche, in realtà meno considerate se non da chi ha tempo da dedicare a visite o non vuole perdersi un evento di cui è fortemente fan e sostenitore, sono il quartiere di Mitaka, nel nord della città, e l’isola artificiale di Odaiba, collocata invece nel sud, nel pieno della baia di Tokyo.

MITAKA

Questo quartiere in realtà, è forse un po’ troppo fuori rotta, perché dista più di un’ora di mezzi dal centro, ma per gli amanti dei film di animazione diretti dal maestro Hayao Miyazaki, si tratta di una tappa imprenscindibile.

Fondatore del celebre Studio Ghibli e vincitore del premio Oscar per il film “La città incantata”, il maestro vive in questo quartiere di Tokyo,  dove ha ancora il suo studio, lo studio Ghibli appunto,  in cui disegna da mezzo secolo, e la sua abitazione, e dove nel 2001, per suo volere, fu inaugurato il Ghibli Museum: un riassunto intenso e coinvolgente di tutte le sue opere cinematografiche, con la riproduzione in un’architettura fantastica e fantasiosa che accoglie grandi e bambini, e che sicuramente vi lascerà soddisfatti. Mitaka è un po’ un mondo a parte, non una periferia di megalopoli, ma piuttosto un villaggio. Ed anche le caffetterie ed i negozi rispecchiano quella dimensione. Quasi di fronte all’ingresso del Museo si trova una caffetteria che è una via di mezzo tra una cartoleria ed un salotto caldo ed accogliente, difatti le due proprietarie ti danno il benvenuto facendoti accomodare in una sala con comode poltrone e con piccole vetrine in cui sono esposti prodotti probabilmente fatti a mano dalle stesse. Anche il menu sembrerebbe di loro produzione, infatti le torte sono eccezionali. Non grattacieli, ma casa basse che riportano  tutto ad una insolita normalità.



ODAIBA

Completamente diversa, invece, Odaiba, già a partire dal modo in cui ci si arriva. Dalla stazione di Shiodome della linea Yurikamome, una linea di transito completamente automatizzata e senza conducente, si prende un convoglio che dopo 12 minuti porta all’isola artificiale. Due curiosità, alle spalle della stazione, di fronte all’hotel Villa Fontaine Shiodome, sotto la NTV Tower, si trova l’orologio di Hayao Miyazaki, creato rifacendosi ad uno dei suoi film. Perfettamente funzionante, alle 11 ogni giorno iniziano i movimenti degli ingranaggi ed i personaggi si muovono sulle note del film.



Seconda curiosità è che proprio prendendo la linea Yurikamome, specie nei primi posti ed al tramonto, si ha la sensazione di muoversi in una Tokyo futuristica, con l’incedere del treno  a velocità sostenuta tra i grattacieli, sempre nuovi e sempre diversi ad ogni curva, mentre, sotto, tutta la città segue il suo ritmo naturale. L’idea di correre incontro ai palazzi tentando di osservare all’interno e quindi immaginare le vite di chi ne ha fatto il suo angolo di città è stata emozionante.

Arrivati a Odaiba, uscendo dalla stazione e svoltando sulla destra si prosegue sulla promenade fino ad imbattersi, dopo qualche metro, nella statua del Gundam, ad altezza naturale. Circa 15 m di statua di metallo e led che a determinati orari del giorno inizia a muoversi con movimenti lenti, accompagnati da luci laser ed effetti sonori che ricordano proprio il manga storico del robot Gundam. Nel 2017 la vecchia e storica statua è stata sostituita dal Gundam Unicorn, molto più alta e performante. Proseguendo sulla sinistra della statua inizia una lunga passeggiata, sempre pedonale, fino al mare, alla cui estremità si trova il Rainbow bridge observation desk, il punto di osservazione panoramico da cui godersi l’accensione serale del Rainbow bridge, che sovrasta la baia di Tokyo. Accanto al desk, la copia, in dimensioni più ridotte, della statua della libertà. Un punto di vista insolito per ammirare la città. Volendo, ancora una volta, godere dello sky line, di rientro a Shiodome ho provato l’esperienza del Seaside Top observatory, dalla cui sommità si può osservare da un lato la Tokyo del mare e delle isole artificiali, dall’altro la parte interna con la Tokyo Tower illuminata e sullo sfondo le luci di Roppongi.


                                                   


Tokyo è una immensa tavolozza di colori, non solo il bianco e nero delle uniformi degli studenti. È angoli nascosti, in quartieri apparentemente anonimi. È migliaia di ristoranti, di cui molti tematici e, credetemi, alcuni veramente bizzarri. È l’essenza di una nazione, ma non ne è la rappresentante più adorata. È la vetrina del Giappone sul mondo ma, al tempo stesso, l’oblò attraverso cui spiare e scoprirne la sua intimità.


 




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